VILLA IN TOSCANA PISA
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VILLA IN TOSCANA - PISA: VIL201
 
Toscana
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Il Comune - Lari - Cevoli
Cevoli è una frazione del comune di Lari (PI).

Castello con pieve (SS. Pietro e Paolo) sul dorso di una collina tufacea. Scorre a levante della collina di Cevoli il fiume Cascina, a ostro il borro di San Ruffino, mentre al suo ponente ha origine dai rivi Zannoncino e Lucagnano il fosso Zannone.

Del castello e chiesa di Cevoli si trovano memorie sino al IX secolo fra le carte dell'archivio arcivescovile di Lucca, la cui diocesi Cevoli apparteneva. Occupato ostilmente dai Pisani con altri luoghi di Valdera, fu restituito ai vescovi lucchesi con pace del 1175. Coerenti a tal fatto sono i privilegi concessi a quei gerarchi da Ottone IV (1209) e da Carlo IV (1355) cui confermarono fra gli altri luoghi Castra et curtes de Ceoli cum suis adjacentis et justitia.

Ma quando Carlo IV la confermava Diocesi di Lucca, già da molto tempo a Cevoli teneva assoluto dominio il Comune di Pisa coi suoi magnati, per modo che la torre di Cevoli posta nel luogo più eminente della collina, fino dal secolo XIII era posseduta dai Venerosi conti palatini di Strido e Frosini, poi passata, insieme alla omonima villa, ai conti Agostini Venerosi della Seta per il fedecommesso (1703) dell'ultimo discendente conte Alamanno. Coi materiali dell'abbattuto torrione, un individuo della famiglia Ceuli edificò qui una grandiosa chiesa che lasciò incompleta.

La parrocchia di Cevoli nel 1260 era la prima succursale della pieve di San Marco a Sovigliana. Fu restaurata nel XV secolo, ingrandita di nuovo e divisa in tre navate nel 1710, epoca della consacrazione fatta dal vescovo di San Miniato, dieci anni prima che fosse eretta in parrocchia plebana. Nell'antico quadro dell'altar maggiore rappresentante la Beata Vergine con i SS. Pietro e Paolo, attualmente nel coro, leggesi il nome dell'autore Andrea da Pisa, che lo dipinse nel 1490. Contemporanei di età sembrano alcuni affreschi superstiti nelle pareti della chiesa, e i vetri dipinti a un finestrone.

Non ha altre parrocchie suffraganee oltre quella di S. Lorenzo a San Ruffino. L'oratorio, già pieve di San Marco a Sovigliana, ora villa del vescovo di Sanminiato, e la cappella del borghetto a Ripoli, fanno parte della cura di Cevoli, il di cui distretto confina a levante con la parrocchia di Santo Pietro, a settentrione con quelle di Ponsacco e di Perignano, a ponente con il popolo di Lari, a ostro con San Ruffino.

La torre pendente di Pisa (chiamata semplicemente torre pendente o torre di Pisa) è un campanile posto accanto al duomo di Pisa, sotto al quale il terreno ha leggermente ceduto, facendolo inclinare di alcuni gradi, attualmente di 5°30'.

Si tratta di un campanile costruito nell'arco di due secoli (in tre diverse fasi di lavoro) a partire dalla fine del XII. Essa pesa 14.453 tonnellate, predomina la linea curva, con giri di arcate cieche e sei piani di loggette. Si trova nella celeberrima Piazza dei Miracoli a Pisa; la torre, interamente in marmo bianco, ne è sicuramente il gioiello.

 
Storia 
 
Vista verso l'altoI lavori iniziarono il 9 agosto del 1173 che secondo il calendario pisano era il 1174, in quanto l'anno iniziava il 25 marzo. Come era solito fare con i fari, e con le costruzioni adiacenti al mare in genere, le fondamenta vennero lasciate a riposare per un anno intero.

Alcuni studi tra i più recenti attribuiscono la paternità del progetto a Diotisalvi, che nel solito periodo stava costruendo il Battistero. Le analogie tra i due edifici sono infatti molte, a partire dal tipo di fondamenta. Altri suggeriscono invece Gherardi, mentre secondo il Vasari i lavori furono iniziati da Bonanno Pisano. La tesi del Vasari è basata sul ritrovamento nelle vicinanze della torre di una pietra tombale col nome del Bonanno, che oggi si trova murata nell'atrio della torre; inoltre nell'Ottocento fu rinvenuto sempre nei dintorni un frammento epigrafico di materiale rosa, probabilmente un calco su cui venne fusa una lastra metallica, che attualmente trova collocazione sullo stipite della porta di ingresso dell'edificio. Su tale frammento si legge, ovviamente rovesciato: "cittadino pisano di nome Bonanno".

La prima fase dei lavori fu interrotta a metà del terzo piano, a causa del cedimento del terreno su cui sorge la base della torre. La cedevolezza del terreno, dovuto alla presenza di numerose falde acquifere, è la causa della pendenza della torre e, sebbene in misura minore, di tutti gli edifici nella piazza. I lavori ripresero nel 1275 sotto la guida di Giovanni di Simone e Giovanni Pisano, aggiungendo alla costruzione precedente altri tre piani. Nel tentativo di raddrizzare la torre, i tre piani aggiunti tendono ad incurvarsi in senso opposto alla pendenza. La torre fu completata alla metà del secolo successivo, aggiungendo la cella campanaria.

Dalla sua costruzione ad oggi lo strapiombo è in generale aumentato ma nel corso dei secoli ci sono stati anche lunghi periodi di stabilità o addirittura di riduzione della pendenza. Nel 1993 lo spostamento dalla sommità dell'asse alla base è stato valutato in circa 4,47 metri [1]).

Durante i recenti lavori di consolidamento, iniziati nel 1990 e terminati alla fine del 2001, la pendenza della torre è stata ridotta tramite cerchiatura di alcuni piani, applicazione temporanea di tiranti di acciaio e contrappesi di piombo (fino a 900 tonnellate) e sottoescavazione, riportandola a quella che presumibilmente doveva avere 200 anni prima. La base è stata inoltre consolidata e, secondo gli esperti, questo consentirà di mantenere in sicurezza la torre per almeno altri tre secoli, permettendo così l'accesso ai visitatori. Trascorso questo tempo, la torre pareva corresse il serio pericolo di crollo.

Dal Marzo 2008 la torre ha raggiunto il livello definitivo di consolidamento sotto il profilo dell'inclinazione (strapiombo di 4 metri e 47 centimetri raggiunto nel 1993), tornando ad essere di 3,99 metri, e ciò non verrà ad essere intaccato per almeno altri 300 anni. Questa è una data storica e verrà ricordata come quella del grande successo degli studi e dell'operato di Michele Jamiolkowski, benemerito docente del politecnico di Torino.

È stata proposta come una delle sette meraviglie del mondo moderno.
 
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