Come testimoniano alcuni ritrovamenti nel territorio, le origini di Certaldo si fanno risalire ad epoca etrusco-romana. Deriva il suo nome dal latino cerrus (o dal germanico cerrus aldo) col significato di "altura ricoperta di cerri" (alberi).
La sua storia è documenta dal 1164 quando Federico il Barbarossa concesse il territorio ai Conti Alberti che vi esercitarono il dominio fino alla fine del 1200. Assoggettato alla Repubblica di Firenze, Certaldo divenne dal 1415 sede del Vicariato, tanto che anche nel periodo Mediceo fu il centro politico e giudiziario più importante della Valdesa. Certaldo è nota in tutto il mondo per aver dato i natali al grande scrittore Giovanni Boccaccio (1313 - 1375). Nella casa di famiglia, oggi sede del centro di studi nazionale su Boccaccio e di un ricchissimo archivio, l'autore del Decameron trascorse gli ultimi anni della propria vita.
Le strade di accesso all'antico Borgo sono due, dette Costa Fabbri o Alberti e Costa Vecchia che collegano il moderno Borgo all'antico. L'una conduce alla Porta Alberti, l'altra alla Porta " al Sole ". Tali strade lastricate e molto ripide conservano ancora il fascino e le dimensioni dell'epoca medioevale. Per chi vuole rivivere a pieno la vita e la storia del Borgo è consigliabile lasciare la macchina o l'autobus in piazza Boccaccio, nel centro moderno, proprio ai piedi del colle, e poi imboccare una di queste due vie oppure usufruire della suggestiva funicolare.
Il Castello di Certaldo conserva ancora buona parte della cinta muraria medioevale ed è dotato di tre porte. Le vie principali sono due, nate in epoche diverse, la prima, via del Rivellino, era l'asse portante del nucleo primitivo nel secolo XII, l'altra, via Boccaccio, nata con lo sviluppo dei secoli XIII-XIV, resta ancora oggi la strada più importante dell'antico Borgo A queste due arterie si aggiunge una serie di caratteristiche viuzze e vicoli che le tagliano in senso trasversale. Caratteristica è la presenza di numerosi orti e campi, all'interno del circuito murario.
palazzo pretorio (corte interna) PALAZZO PRETORIO
Costruito nel XIV secolo sui resti di un precedente castello,con la sua mole il Palazzo Pretorio domina il borgo e reca sulla facciata gli stemmi gentilizi dei Vicarii che da lì per secoli amministrarono la giustizia nel territorio circostante. Notevoli il cortile e alcune sale interne, ricche di affreschi e decorazioni; nell'annessa ex chiesa dei Ss.Tommaso e Prospero è custodito un importante ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli.
CASA DEL BOCCACCIO
Distrutta dai bombardamenti che la colpirono durante la seconda guerra mondiale, la casa, un palazzo romanico con torre e loggia, è stata ricostruita seguendo fedelmente l'originale; in essa, secondo la tradizione, il grande scrittore si spense nel 1375.
E' sede del Centro nazionale di studi sul Boccaccio.
Casa del Boccaccio
San Gimignano
Fondata nel IV sec. a. C. dagli Etruschi con il nome di Velathri, latinizzato poi in Silvia dai Romani, la città fu successivamente dominata dai Longobardi.
Il nome attuale le fu attribuito in onore di San Geminiano, vescovo di Modena, che salvò la città dalla invasione del terribile Totila re dei Goti.
L’espansione economica e la fortuna di San Gimignano sono legate alla sua vicinanza con la via Francigena, l’asse viario attorno al quale ruotava l’intero sistema delle comunicazioni di un tempo costantemente percorso da folle di viandanti, commercianti e dai tanti fedeli che vi si accalcavano per raggiungere, con lunghissimi pellegrinaggi, i più importanti luoghi di culto.
Divenuta così, tappa obbligata per i viaggiatori, San Gimignano da piccolo centro contadino dedito alla coltivazione di cereali e alla produzione della Vernaccia (che già da allora veniva esportata) una vera e propria città protetta da una poderosa cinta muraria.
Alle case dei contadini si sostituirono suntuosi palazzi e soprattutto iniziarono a costruirsi le famose torri. Queste, che costituiscono la più chiara e fulgida testimonianza dell’agiatezza raggiunta dai suoi abitanti, furono alzate al cielo per simboleggiare con la loro altezza il potere raggiunto dalle singole famiglie.
Fu così che la città - dapprima sede Vicariale della Diocesi di Volterra - riuscì sul finire del XIII sec. a sottrarsi a questa sudditanza e a divenire libero comune guidato dal primo Podestà.
Ma non solo potere politico ed economico. Anche l’arte e la cultura hanno accompagnato la storia di San Gimignano. Una sala del bellissimo Palazzo del Podestà ricorda che qui giunse anche Dante Alighieri ambasciatore della lega guelfa in Toscana.
Ed è lunga la lista di artisti che furono chiamati per onorare le glorie della città: Benozzo Bozzoli e alla sua fantastica storia di Sant’Agostino nella omonima chiesa. Domenico Ghirlandaio, che intorno alla metà del Quattrocentio decorò nel Duomo la Cappella di Santa Fina.
Piazza della cisterna
Non furono pochi, poi, i maestri sangimignanesi, come Domenico Mainardi, Mattia Lupi e Filippo Buonaccorsi che, partiti da qui, riuscirono a conquistare molta fama nel panorama artistico italiano.
Nel tempo, la ricchezza della città, la sua intensa attività economica si spensero lasciando spazio a carestie, epidemie fin quando verso la metà del 1300 San Gimignano perse la sua autonomia politica e venne soggiogata al potere fiorentino. Nei secoli successivi la città turrita, pur mantenendo il suo fascino indiscutibile, fu duramente segnata dal declino, al punto che la maggior parte delle sue torri, crollarono o vennero distrutte per ricavarne materiale da costruzione. |