Fra gli esempi di architettura civile, la piazza del Campo, o meglio "il Campo", come lo chiamano a Siena, è certamente uno dei più suggestivi del mondo. Quando fu costruita, all'inizio del Trecento, poteva contenere l'intera popolazione della città, trasformandosi in luogo di spettacolo, di giostre cavalleresche, di corse di tori e di bufali. Sul pavimento a nove settori di mattoni, posti a spina di pesce, si sono svolte da sempre le manifestazioni pubbliche più importanti. Qui la tipica contrapposizione tra cattedrale e Palazzo Pubblico assume un carattere più spiccato per la morfologia del terreno che suggerì una soluzione originale: essendo ormai sorto il Palazzo Pubblico come sfondo della Piazza del campo, fu progettato un Duomo nuovo e grandioso, poi non portato a termine, e per il Battistero fu scelta l'attuale posizione di raccordo, veramente mirabile, fra le due piazze, col transetto e il coro del Duomo che, sfruttando il dislivello, sorgono al di sopra del Battistero. I monumenti, i palazzi e, in primo luogo quello Comunale, con la svettante Torre del Mangia, han fatto del Campo una struttura unica al mondo, uno spazio aperto che investe di luce chi vi arriva dagli stertti chiassi circostanti. Fra i mattoni rossi e le facciate gialline dei palazzi, in gran parte restaurati e modificati nel corso dei secoli, spiccano le bianche balaustre della Fonte Gaia. Con questa elegante costruzione i senesi celebrarono l'arrivo dell'acqua in città, tanto desiderata e oggetto persino di leggende in un ambiente povero di risorse idriche. Salendo i 400 scalini della torre, detta del Mangia dal soprannome del campanaro Giovanni di Duccio (il Mangiaguadagni) si può arrivare ad ammirare uno dei tessuti urbanistici meglio conservati che esistano in Italia. La piazza non è solo uno scenario urbano; i senesi vi si recano per scendere al mercato dietro il Palazzo Comunale, o per parlare con gli amici, per godere del silenzio di una fresca sera d'estate o per prendere il sole d'inverno, quando la vita nella piazza rallenta, quasi entrasse in letargo, cessato il flusso dei turisti.
Il Campo è l'immancabile punto di riferimento per ogni manifestazione che interessi la vita pubblica di Siena e quindi è ovvio che la corsa del Palio vi trovi la sua sede più degna. Intanto perchè è un luogo neutro, di tutti, perchè lì si fermano i confini delle 17 contrade e poi perchè la pista coperta di tufo, la grande conchiglia centrale piena di gente e gli altri spettatori sui palchi e alle finestre, formano un insieme che sarebbe impossibile creare altrove. Eppure si tratta pur sempre di una cornice poichè, per il contradaiolo, le cose che contano sono altre e soprattutto il cavallo e il fantino. non è facile definire cosa sia il Palio; di definizioni ne sono state date a centinaia. Più facile dire cosa non è: una rievocazione in costume per esempio, come ce ne sono tante in Toscana. Non che il corteo che fa da corona alla corsa non sia uno spettacolo di colore e di eleganza, nel quadro di una iconografia ricca di simboli secolari; ma, anche se non c'è colore o stemma che non abbia un significato, tutto ciò è contorno rispetto alla corsa, a quel minuto e mezzo scarso di intensa passione. Le contrade sono le componenti dell'anima di Siena: esse guardano ai due appuntamenti del 2 luglio e del 16 agosto come a un momento essenziale della vita di tutta la comunità senese. Il Palio, quindi, non ha nulla di finto e basta assistervi almeno una volta per rendersene pienamente conto. Non è spirito di competizione soltanto, perchè ciò non basterebbe a spiegare la complessa attività di contrada che si svolge durante tutto l'anno e nella quale tutta la vita sociale dei contradaioli trova un costante riferimento. Intanto bisogna dire che l'attaccamento alla contrada non ha nulla a che fare con le idee politiche; negli ultimi trent'anni la situazione sociale di Siena è mutata e anche se il centro storico si è svuotato in favore dei nuovi quartieri fuori le mura, non è stata la fine della "senesità". Le contrade in alcuni casi "dissanguate", hanno continuato a far da costante richiamo anche a chi ha lasciato le vecchie residenze, mentre la passione contradaiola ha attecchito a fondo nelle nuove generazioni, sia pure con qualche comportamento da "tifo" calcistico. Le contrade vivono in funzione del Palio ma il Palio, a sua volta, prospera per l'intensa vita di contrada, vera comunità naturale, una delle poche forme associative che sembri non conoscere crisi.
|