Le prime documentazioni storiche attinenti al centro di Sorano risalgono al III sec. a.C., periodo in cui comincia la conquista romana dell’Etruria.
Per ciò che concerne le epoche anteriori non si hanno notizie ben precise, anche se i rilevamenti di origine villenoviana nella vicina Pitigliano lasciano intendere un probabile insediamento anche nell’area soranese. La fase etrusca di questo paese, come indicano gli scarsi e poveri ritrovamenti archeologici, si deve essere consumata all’ombra della vicina Sovana, città ben più fiorente e politicamente più importante.
Il Borgo si erge su uno dei tanti speroni tufacei che fiancheggiano il corso del fiume Lente.Costituisce sicuramente uno degli aspetti più caratteristici, e se vogliamo misteriosi, di Sorano. Vi si accede per mezzo della porta sud, dalla quale si snoda una via che, diramandosi in innumerevoli vicoli, arriva al cuore di Sorano. Il Borgo, ora in parte abbandonato a causa di antichi fenomeni franosi, è rimasto intatto nella sua struttura medioevale e ci si presenta come doveva essere quando gli arditi soranesi vi posero la loro dimora. Affacciandosi ad una delle tante scalinate che fiancheggiano la parete rocciosa, si possono ammirare le sculture bizzarre che il fiume Lente ha scolpito sul tufo che lo circonda, nel corso dei secoli; questi costoni, a volte brulli a volte ricoperti di vegetazione, conferiscono al paesaggio qualcosa di irreale che trasporta al di là del tempo e dello spazio. Le case sono quelle tipiche medievali, esse si viluppano in altezza, come piante alla ricerca del sole;all’interno presentano una planimetria a dir poco singolare, i vari piani su cui si sviluppano non sono tutti allo stesso livello, ma sono sfalzati e collegati fra loro da scalinate in legno o in pietra.Dire che queste case sono sculture non è far retorica, ma riflette una realtà concreta.Molte di loro infatti sono state costruite sfruttando non soltanto gli incavi naturali del tufo ma anche una serie di cunicoli e gallerie che per la loro struttura, dove è possibile decifrarla, richiamano senza ombra di dubbio rupestri etrusco - romane.Nei vari cortili che le abitazioni formano sembra che il tempo si sia fermato, la vita di questi vecchi "bianchi per antico pelo", di queste donne dedite al più antico degli intrattenimenti, il chiacchericcio, non è molto dissimile da quella che dovevano condurre i loro antenati.In effetti poche cose sono cambiate : la foggia degli abiti, le antenne dei televisori sopra i tetti; ma l’animo di questi uomini, coriacei d’aspetto ma gentili di cuore, è sempre lo stesso, in essi c’è ancora l’orgoglio della loro natività soranese, lo stesso orgoglio che animava coloro che nei secoli passati combattevano per difendere il loro paese.Al Borgo si accede tramite due porte, una nella parte settentrionale oggi in disuso detta "Porta dei Merli", sulla quale si possono ammirare gli stemmi araldici di Cosimo II dei Medici (sopra) e di Niccolò IV (sotto).Ai lati degli stemmi ci sono due aperture dove un tempo scorrevano le catene del ponte levatoio.La porta sud, alla quale abbiamo già accennato, nel corso dei secoli è stata notevolmente modificata come dimostrano ache gli agili palazzi che si trovano lungo la via che da essa diparte.A breve distanza si apre la piazza, su di essa attirano l’attenzione la "Torre dell’Orologio", la chiesa di S. Niccolò e ciò che rimane del Palazzo Comitale, Residenza dei Conti Orsini prima dell’ingrandimento della Fortezza.
Non va dimenticato che a Sorano e nei suoi dintorni si può gustare una delle cucine più prelibate e genuine della Toscana.Basti ricordare, anzi suggerire, la degustazione dei saporitissimi prosciutti di maiale, i salami e le salsicce, prodotti da un moderno salumificio, i formaggi e la ricotta locale, prodotti ogni giorno da un caseificio rinomato in tutta Italia. E tanti piatti fatti in casa, alla vecchia maniera, di vere specialità. Fra questi, citiamo "il buglione", "i picciarelli", "i maccheroni con le noci" e "i melatini", "gli sfatti" e "gli strufoli".
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