Il territorio di Reggello possiede in misura esemplare le caratteristiche che rendono la Toscana e il contado fiorentino particolarmente attraenti, e sotto profili diversi: non solo la configurazione del paesaggio che si offre alla contemplazione o si pone come meta di escursioni, è di volta in volta piacevole e suggestiva, ma vi si trovano inserite emergenze storico-artistiche di altissimo valore. Questo abbinamento fa sì che una gita a Reggello appaghi sotto diversi punti di vista: e quando il viaggiatore di palato fine avrà fatto la sua scorta di olio prezioso, potrà con soddisfazione seguire le tracce dell’appassionato d’arte che nel frattempo avrà visitato, o rivisitato il Trittico di San Giovenale di Masaccio nella splendida Pieve di Cascia, o gli Angeli di Antonio Rossellino in San Clemente, avrà ammirato il Ghirlandaio nell’altra altrettanto importante Pieve di Pitiana, e passando per Caselli, Cancelli, Fronzano, Arfoli, (per citare solo alcune delle chiese dotate di importanti dipinti e affreschi dal secolo XIV al XX), si sarà preparato a raggiungere Vallombrosa, che alla fine dell’erta salita fra gli alberi si pone come un grande museo d’arte sacra con la sua chiesa ricca di altari incastonati in un complesso conventuale di grande rilevanza architettonica e spirituale.Ma ancora rimarrebbero da vedere le grandi ville e le fattorie importanti - la differenza a volte è davvero minima tanto armoniosi si presentano questi edifici, belli e funzionali insieme - e i ponti, e i mulini, e i raggruppamenti più antichi di case che risalgono ancora al medio Evo.Tutte queste presenze fanno quindi di Reggello un territorio nel quale particolarmente pressanti ed estesi sono i compiti di tutela del patrimonio artistico, ma nel quale pure tale compito è reso straordinariamente gratificante.Fin dal periodo etrusco questo territorio era attraversato dalla strada che collegava Fiesole ad Arezzo; su questo stesso tracciato i Romani fecero passare una diramazione della via consolare Cassia, da cui sembra derivare il toponimo Cascia. La Via dei Sette Ponti ricalca sommariamente il tracciato della romana Cassia Vetus, attraversando il Valdarno da Arezzo verso Firenze nel territorio di Reggello si stacca dall’Aretina. Reggello nacque come "mercatale", all’incrocio di queste importanti vie di comunicazione. Lo stemma del Comune di Reggello raccoglie parte della sua storia, vi sono raffigurati un orso, una croce rossa su una sfera e un leccio. L’Orso era il simbolo della Lega di Cascia. Le leghe erano un raggruppamento di plebati, popoli e piccoli comuni rurali organizzati per difendersi e fortificarsi nel commercio e nell’agricoltura. Il nome antico Castelnuovo della Pieve di Cascia fu mutato sotto i Lorena, all’epoca di Pietro Leopoldo, in Reggello, che trae origine dal diminutivo rege, termine con il quale si indicavano le antiche proprietà dei Longobardi. La sfera caricata dalla croce rossa indica la dipendenza dal popolo di Firenze. L’albero rappresenta il borgo di Leccio. Gli oliveti furono introdotti dal Granduca Leopoldo, ma l’origine della coltivazione degli olivi si fa risalire al tempo degli etruschi.Nel Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Emanuele Repetti scrive: "La vicinanza del paesetto di Reggello alla pieve di Cascia potrebbe forse far nascere il dubbio che in Reggello fosse stato il Castelnuovo di Cascia rammentato nelle bolle de’ Pont. Pasquale II (anno 1103) e Innocenzo II (anno 1134) ai vescovi di Fiesole, cui fu confermata anche la pieve S. Petri sitam Cascia cum curte et parte Castelli quod vocatur Novum. Il qual Castello fu detto nuovo a differenza del Castelvecchio di Cascia ch’ebbero i Conti Guidi a Ostina, dove si refugiarono nel 1248 e quindi assaliti si difesero molti Guelfi cacciati da Firenze dai soldati di Federigo II." La storia del contado s’intreccia con quella delle città vicine e viceversa, così gli insediamenti religiosi in questo territorio erano sotto la diocesi di Fiesole e le fortificazioni realizzate con i contributi finanziari di Firenze |