Comune di Pian di Scò
Il comune di Pian di Scò si estende sulle pendici del Pratomagno a circa 40 Km da Arezzo e da Firenze. Esempio di incontaminato paesaggio toscano, quello di Pian di Scò spazia dai boschi di castagni e faggi alle colline terrazzate da argentei ulivi, agli ordinati vitigni. Caratteristica paesaggistica unica è la presenza dei calanchi o balze, dai tipici riflessi giallo rossastri, fenomeni erosivi del Pliocene che hanno fatto affiorare resti fossili.
la storia
L'origine del nome Pian di Scò è controversa: secondo alcuni deriverebbe da Pian di Resco (dal nome del torrente che scorre vicino al paese) secondo altri da Aesculus (quercia sacra a Giove).
La storia di Pian di Scò coincide fino al 1800 con quella della Pieve romanica di Santa Maria a Scò, che fu costruita sulla antica strada romana Cassia Vetus (attualmente strada provinciale dei Sette Ponti), intorno all'anno mille. Sotto la Signoria di Firenze la pievania di Santa Maria a Scò, che comprendeva tredici chiese e i monasteri di Gastra e Safena, fu riunita in una Lega. Dal 1299, con la fondazione da parte della Repubblica Fiorentina di Castel Franco di Sopra per contrastare la potenza degli Ubertini e dei Pazzi nel Valdarno, Pian di Scò entrò a far parte della Lega di Castel Franco. Con la soppressione delle Leghe del contado da parte del granduca Pietro Leopoldo nel 1774, entrò nella Comunità di Castel Franco, anche se mantenne documenti civili e religiosi separati. Nel 1808, con le divisioni napoleoniche della Toscana, ottenne l'autonomia in ambito civile. Nel 1825 Pietro Leopoldo attribuì Pian di Scò alla Provincia di Arezzo.
DA VEDERE
Pieve Romanica di Santa Maria a Scò
E' uno degli esempi più belli di arte romanica, in perfetta sintonia con il concerto di Pievi romaniche valdarnesi e casentinesi dislocate nei Comuni vicini. La Pieve con la torre campanaria si erge nel punto più alto dell'abitato, affacciandosi sulla sottostante Valle dell'Arno. L'interno si mostra a tre navate con tre absidi separate. Sulla parete sinistra è stato rinvenuto un affresco raffigurante una Madonna in trono con Bambino databile attorno al 1400, attribuito a Paolo Schiavo.
Cappella di Casabiondo
Splendido esempio di arte Barocca, frutto della ristrutturazione nel 1682 di una cappella rinascimentale, la Cappella di Casabiondo fu adibita ad Oratorio aperto al contado. L'edificio si presenta a pianta rettangolare con copertura a volta. La facciata, con chiari riferimenti agli apparati funebri, è di notevole interesse proprio per l'estraneità alla tradizione architettonica toscana e per il richiamo allo spirito controriformista dell'epoca, che tendeva a valorizzare i piccoli edifici sacri rurali rispetto alle Pievi.
Resti del fortilizio dei conti Guidi
Recenti scavi archeologici sul Poggio della Regina hanno portato alla luce le antiche vestigia di un castello distrutto da Firenze nel 1290, che presidiava i confini dei conti Guidi del Casentino dai signori del Valdarno Ricasoli e Pazzi. Si dice che nel castello fosse stata rinchiusa dai Guidi una donna, detta dal popolo Regina, dalla quale sarebbe derivato il nome del Poggio che sovrasta Pian di Scò.
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