AGRITURISMO IN TOSCANA FIRENZE
  AGRITURISMI in italia CASE VACANZA in italia BED AND BREAKFAST in italia CASALI in italia RESIDENZE ESCLUSIVE in italia VILLE in italia ESTERO in italia SERVIZI in italia PROMO in italia  
AGRITURISMO IN TOSCANA - FIRENZE: ILG187
 
Toscana
Descrizione AGRITURISMO Struttura AGRITURISMO Come Raggiungerci AGRITURISMO Listino Prezzi AGRITURISMO Prenotazione AGRITURISMO Attivita e Servizi AGRITURISMO Brochure AGRITURISMO
Il Comune - Figline Valdarno
Il Centro Storico Al centro della città si trova la vasta piazza intitolata all'umanista Marsilio Ficino (1433-1499) nativo di Figline. Essa fu disegnata alla metà del Duecento come "mercatale", funzione che tuttora conserva per il pittoresco mercato che vi si svolge di martedì. La funzione commerciale degli edifici che cingono la piazza, il cui aspetto attuale è dato da modifiche successive, ha determinato l'adozione dei portici, un elemento architettonico che si ritrova in varie città del Valdarno e del Casentino, oltre che in Italia settentrionale, ma non a Firenze. La Collegiata di Santa Maria (che ottenne questo titolo nel 1493 da papa Alessandro VI Borgia), fondata dai Fiorentini nel 1257, ha ben poco dell'originale aspetto gotico, essendo stata ripetutamente trasformata nel XVII, XVIII e XIX secolo l'aspetto attuale, di puristica austerità, è stato determinato dal radicale ripristino del 1913 e poi degli anni Trenta, che distrusse anche gli altari seicenteschi. All'interno, alla parete destra, tavola datata 1539 con Madonna, Bambino e santi (1), ove si noti il santo di sinistra, Romolo, patrono di Fiesole e Gaville, che tiene in mano il modello della città cinta di mura. Il dipinto è attribuito al marchigiano Giovanni Andrea De Magistris; la composizione, con l'angelo musicista davanti al trono della Madonna non è fiorentina ma deriva dalle pale della maturità di Giovanni Bellini e passa nel 1506 nella Pala del Rosario del Fondaco dei Tedeschi di Durer (oggi a Praga) e nel 1506 - 1508 nel Polittico di San Domenico di Recanati di Lorenzo Lotto, tramite fra la pittura veneta e gli epigoni marchigiani. Segue la cappella del Santissimo Sacramento ottocentesca, con fonte battesimale del Cinquecento e un San Giuseppe (2) in terracotta parzialmente invetriata (gli incarnati serbano tracce di coloritura ad olio eseguita a freddo), di Andrea della Robbia, 1505-10 circa.Ancora sulla destra l'opera più interessante della chiesa, la tavola cuspidata della Maestà del cosiddetto "Maestro di Figline", con Madonna in trono fra angeli (3) e in basso san Ludovico di Tolosa e santa Elisabetta di Ungheria. La composizione della Maestà di Figline dipende da quella di Giotto dipinta per Ognissanti a Firenze verso il 1310, oggi agli Uffizi. Un terminus post quem è dato dal 1317, anno di canonizzazione di san Ludovico di Tolosa. Si nota nel dipinto un rapporto, se non di dipendenza di analogia, con Simone Martini, che allo stesso modo in quegli anni (1315, Maestà di Palazzo Pubblico a Siena) combinava con lo stile di Giotto un fare elegante e prezioso di origine francese e latamente transalpina. Da Giotto giovane deriva appunto la prospettiva del trono, visto di lato, come quelli della Visione dei troni della basilica superiore di San Francesco di Assisi. Eppure il Maestro di Figline mostra un relativo disinteresse per la prospettiva, preferendo concentrare la sua sapiente arte di decoratore sui dettagli ornamentali, elaborati come in un corale miniato. Alla parete sinistra, affresco tardogotico con Annunciazione (4), ispirata a quella della Santissima Annunziata di Firenze, e Transito di san Giuseppe, tela di Egisto Sarri, pittore attivo a Figline fra Otto e Novecento.Accanto alla chiesa, accessibile per una porta in fondo alla parete destra, è il museo d'arte sacra (rivolgersi al Proposto), istituito nel 1983, dove si conserva di interessante soprattutto la Coppia di Angeli (5) di Domenico Ghirlandaio del 1480, che stavano in alto ai due lati della cuspide della tavola del Maestro di Figline. Oltre a vari altri oggetti in possesso della chiesa (calici, libri miniati, paramenti, ecc.) il museo contiene il Martirio di san Lorenzo (6) di Ludovico Cardi detto il Cigoli del 1590, dipendente dal quadro di uguale soggetto di Tiziano nella chiesa dei Gesuiti a Venezia. Fu eseguito per la chiesa della confraternita dedicata a San Lorenzo nell'ospedale Serristori; acquistato nel 1733 dai Medici, passò poi ai depositi delle gallerie fiorentine, da dove è ritornato a Figline. I Serristori sono stati fra i primi committenti del giovane Cigoli che, influenzato dal Passignano ritornato da Venezia, arricchiva la sua tavolozza di un vivace colorismo di origine veneta, in contrasto con la tradizione accademica fiorentina. I precoci legami del pittore con Figline si spiegano se veramente il Cigoli apparteneva a quella famiglia dei Cigoli Bicchierai che possedevano una casa in piazza mercatale (il nipote Giovan Battista Cardi fornisce invece un'ascendenza nobile e una origine dal paese di Cigoli presso San Miniato al Tedesco). Usciti dalla chiesa, ci si diriga al lato opposto della piazza dove sorge un lungo edificio seicentesco, ma alterato, che ha al piano terreno un loggiato (che fino alla fine dell'Ottocento era a due piani). Si tratta della prima sede dello spedale Serristori, fondato da Ser Ristoro Serristori, il capostipite di questa nobile famiglia, un notaio che nel suo testamento del 1399 lasciava alla pia istituzione i suoi averi, pur riservandosi che la sua famiglia ne rimanesse proprietaria (è lecito sospettare che il documento stesso sia però un falso cinquecentesco). L'istituzione, tipica in un'epoca in cui privato e pubblico non erano ancora distinti e in cui la Chiesa e la nobiltà praticavano sotto forma di beneficenza l'attività assistenziale, fiorì per secoli, riuscendo ad evitare, per l'influenza dei Serristori soppressioni e tentativi di annessioni (dal 1637 I'ospedale ed i suoi numerosi beni sparsi per Figline e dintorni costituì una commenda dell'ordine di Santo Stefano, di cui i Serristori rimanevano però " commendatari"). Nel 1890 I'ospedale lasciò la primitiva sede (che subito fu ridotta ad abitazioni private e scempiata) e si trasferì nella villa di San Cerbone (vedi visita ai dintorni ). Le lunette sotto il loggiato sono state affrescate da Niccolò Lapi alla fine del Seicento. Uscendo dalla piazza si incontra, nella piazza B. Bianchi, il Palazzo Pretorio, costruzione trecentesca poi rimaneggiata, ripristinata in stile neomedievale nel 1924-31 da Ezio Cerpi (dello stesso stile è anche il vicino palazzetto già dei mutilati di guerra). Il palazzo reca vari stemmi di podestà e iscrizioni con i loro nomi. All'interno, il Duca Alessandro de ' Medici che rapisce una monaca da un convento, di Egisto Sarri. Nella merlata torre è una campana del secolo XIV, che chiamava all'adunanza i cittadini, con iscrizione che ricorda la sconfitta della parte ghibellina; si tratta di una preda di guerra proveniente da Susinana in Romagna. Ai piedi della torre, nella cappella dedicata ai Caduti, è una terracotta invetriata di Benedetto Buglioni con Madonna in trono fra i santi Sebastiano ed Antonio abate ,(7) in alto angeli che reggono la corona. Proviene dalla cappella di Caiano sul Pratomagno, donde fu trafugata, recuperata e rivenduta, e passò, a seguito di varie vicende, ai depositi del Bargello. Nel 1930, quando fu ceduta a Figline, fu integrata (cornice, angeli, parte del san Sebastiano e porco di sant'Antonio) dalla fabbrica Cantagalli. Vicino è il monastero della Santa Croce delle Agostiniane (clausura), fondato nel 1542 al posto di un monastero di Benedettine Vallombrosane. La chiesa ha un gradevole interno settecentesco. Da notare una Crocefissione, tela del Cinquecento all'altare di destra. Nell'adiacente piazza Stanislao Morelli si trova la chiesa gotica di San Francesco, documentata fino dal 1229, che presenta ampi resti in facciata di una originale bicromia bianconera, comune a molti edifici del Trecento toscano. La facciata è preceduta da un portico dei primi del Quattrocento, sotto al quale è una scultura trecentesca della Madonna col Bambino entro un tabernacolo (confrontabile con la Madonna all'esterno dell'oratorio del Bigallo a Firenze). Inoltre vi si trovano vari stemmi e nelle lunette affreschi di buona qualità del Seicento. L'interno, ripristinato all'inizio del Novecento da Giuseppe Castellucci che ne ha eliminato le decorazioni barocche, d'aspetto austero, è a navata unica, a croce, secondo una tipologia frequentemente adottata dagli ordini mendicanti, con soffitto a capriate rifatto dopo le distruzioni belliche.Nella controfacciata affreschi (Crocefissione e santi (9) a destra, Annunciazione e Incoronazione della Vergine (8)a sinistra) di Francesco d'Antonio, dei primi del Quattrocento, prima opera nota dell'artista, in cui è forte la dipendenza da Agnolo Gaddi. Un altro affresco, con San Francesco, è dello stesso pittore ma di un tempo posteriore. Nel braccio destro del transetto, affresco trecentesco con Cristo in Pietà fra i santi Bartolomeo, Francesco, Ludovico di Tolosa, santo vescovo, san Jacopo (10); in alto Crocefissione. Nella cappella Serristori che si apre sul transetto sinistro, copia moderna del polittico di Mariotto di Nardo del 1424 (che è passato alla Casagrande, alla collezione Serristori di Firenze ed infine è stato venduto all'asta). Alla parete sinistra, affresco della fine del Quattrocento, con la Madonna Assunta che dona la cintola a san Tommaso (11), in cui sono evidenti le desunzioni dal Botticelli. In sacrestia Madonna col Bambino, 1420-30 circa, in stucco dipinto, della bottega di Lorenzo Ghiberti. Per la presenza dei santi francescani è probabile che la Maestà del Maestro di Figline provenga da questa chiesa. Da una porta sulla parete sinistra si accede al chiostro tre-quattrocentesco del convento francescano, che ha nelle lunette resti di affreschi del primo Seicento e un affresco staccato entro arcosolio (12), quattrocentesco, attribuito a Pier Francesco Fiorentino. Vi si apre, illuminata da bifore, l'antica sala capitolare (oggi cappella), che contiene un affresco trecentesco con la Crocefissione (13) già attribuito al Maestro di Figline e la Madonna col Bambino,(14) tavola datata e firmata di Giovanni del Biondo del 1392, eseguita, come informa l'iscrizione, per la fiorentina compagnia d'Or San Michele e Santa Maria Nuova, caposaldo per la datazione delle opere di questo pittore. Usciti da Figline in direzione di Gaville, si arriva a Scampata, la cui chiesa di San Bartolomeo, di origine romanica ma poi rifatta, è sul colle a destra, abbandonata. Da questa chiesa proviene una Madonna col Bambino (33) di Ugolino di Nerio, circa 1320, oggi conservata nella chiesa moderna, a sinistra della strada, alla parete destra. Si prosegue in una zona verdeggiante verso Gaville. Passato il paese, si raggiunge la pieve romanica, della quale si vede da prima il retro absidato, fiancheggiata da campanile dell'XI o primo XII secolo. La pieve, dedicata a San Romolo, patrono di Fiesole, era nel secolo XI a capo di un vasto plebanato, di cui faceva parte la stessa Figline. Malgrado l'esistenza di una tradizione infondata che attribuisce alla contessa Matilde di Canossa la fondazione della chiesa, l'edificio attuale è databile alla metà e oltre del XII secolo ed è strettamente confrontabile con le pievi coeve site sulla strada dei "Setteponti" (vedi itinerario 2). L'esterno, da dove i restauri hanno eliminato un portico settecentesco, appare oggi privo di ornamenti (a parte un resto di intreccio prossimo alla consunzione nella ghiera dell'arco sul portale), reso armonico dal regolare parato lapideo, tipico per il XII secolo. L'interno, a tre navate, ha bei capitelli del tipo valdarnese-casentinese, alcuni dei quali lasciati parzialmente grezzi, probabilmente con l'intenzione di terminarli après la pose. Nella chiesa, il cui paramento murario interno prima dei restauri era intonacato, si trovano altari in pietra serena del CinqueSeicento e altre tracce dell'aspetto ben più ricco che l'ambiente doveva avere. All'altare di sinistra Annunciazione (35) di scuola fiorentina verso il 1500, confrontabile con quella di pieve a Pitiana (vedi prossimo itinerario). Un dipinto quattrocentesco di San Cristoforo (36), recentemente restaurato, attribuito a Bicci di Lorenzo, è provvisoriamente depositato altrove. Per una porta in fondo alla navata destra si esce in un pittoresco cortile e, scendendo una scala, si può visitare la cripta, quadrata con sostegni centrali, sita sotto il presbiterio della chiesa, ma con quello oggi non in diretta comunicazione. Accanto alla pieve, in un edificio "restaurato" si trova un interessante "museo della civiltà contadina". La raccolta (in via di riordinamento) comprende oggetti in uso nelle campagne fino a pochi decenni fa e dà un'idea del vecchio mondo rurale, in cui per ogni attività c'erano appositi strumenti, spesso di antichissima origine. Il pezzo più monumentale, attorno al quale è nato il museo, è un frantoio per le olive.
Ville Casali ®
Via dei Tronchi 4 - 06061 Castiglione del Lago (PG) Tel: +39 075 9652620 - Fax: +39 075 9655154
Vendita Ville e Casali
Agenzie Immobiliari
Assistenza Vacanza
Ricerca VacanzaFranchising Ville CasaliInfoMappa del sitoArea Riservata