Già il Repetti nel suo "Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana" edito nel 1833 ammetteva forti difficoltà nel trovare documenti anteriori al XIII secolo; vediamo cosa si sa e cosa si dice del periodo anteriore al XIII secolo. L'esistenza di numerose colonie etrusco-romane nel territorio montaionese è confermata dai ritrovamenti di necropoli e fornaci presso Poggio all'Aglione, Bellafonte, lano e Castelfalfi. Appena sotto il Poggio all'Aglione una cisterna per acqua di origine romana serviva a rifornire una villa situata a est della stessa. L'esistenza della villa è documentata dai grandi pezzi di mosaico ritrovati e da molti abitanti del luogo che dicono di esservi entrati. Purtroppo ancora non sono iniziati gli scavi archeologici.
Si hanno pure testimonianze del periodo paleocristiano nella cripta dell'oratorio di S.Biagio (a 500 metri da Montaione). Dopo le invasioni barbariche, si ricostruirono nuovi insediamenti intorno ai vecchi ruderi, soprattutto nei luoghi che offrivano maggiore sicurezza, come a Paterno, Marrante, Sala e successivamente nel Castello di Montaione, che venne munito di numerose torri e cinto da solide mura.
Il Castello di MontaioneNel 572 d.c. viene fondato il ducato di Lucca. L'ultimo o il penultimo duca d Lucca si chiama Allone. Contemporaneamente si ha notizia di un luogo chiamato Mons Allonis in una posizione che potrebbe corrispondere all'attuale posizione di Montaione. Pur senza alcuna certezza scientifica possiamo forse intuire che quello che sembra essere l’ultimo duca di Lucca fonda o comunque dà il suo nome ad un villaggio o ad un luogo disabitato: Mons Allonis - Monte di Allone. Per la leggenda, invece, Montaione deriverebbe da Mons Ajonis, Monte di Ajone, paese fondato da Ajone.
Il nome Montaione (per la verità Montacone) è ricordato per la prima volta in un atto di donazione del 981.
[modifica] Il XIII e XIV secolo
Nel 1297 per concordato fra il Comune di Firenze e quello di San Miniato furono determinati e posti i termini di confine, da una parte, fra i territori di Gambassi e di Castelfiorentino compresi nel distretto fiorentino, e dall’altra, con quello di Montaione spettante al distretto Sanminiatese.
Aderendo in seguito San Miniato alla parte Ghibellina si attirarono le ire dei fiorentini che nel 1368 invasero il territorio sanminiatese e assediarono la cittadina. Intanto fra i popoli del distretto di Sanminiato i primi mandare ambasciatoria Firenze per sottomettersi a quel Comune furono i Montaionesi, e anche la famiglia de’Figlinesi si sottomise col suo castello di Figline (che del 1452 diverrà Al Filicaja).
Intorno a Montaione si sottomisero anche le popolazioni di San Quintino, di Castelnuovo, di Cojano e di Canneto, cosicché la terra di Sanminiato, non solamente restò debilitata di gente e di mezzi, ma non poté più lungamente sostenersi contro il nemico; in ogni caso più con l'inganno che con la forza i fiorentini entrarono a San Miniato il 9 gennaio 1370.
Da quel momento i castelli ed i distretti di Montaione, Tonda, S. Quintino, Castelnuovo, Cojano, Barbialla, Cigoli, Monte Bicchieri, Stibbio e Leporaia passarono alla giurisdizione di Firenze.
Il 29 aprile 1370 la Signoria di Firenze deliberò ci dovesse essere un podestà per le terre e castelli di Montaione, Tonda e di Figline. La podesteria avrebbe avuto sede per metà nel castello di Montaione e per metà nel castello di Tonda. Un'altra podesterìa fu creata per i castelli di Barbialla e Collegalli, ma poi fu riunita con Montaione e Tonda (attualmente Barbialla e Collegalli sono le due frazioni-castello di Montaione più vicine al territorio sanminiatese).
Nel 1395 durante una guerra tra fiorentini e pisani il Castello di Castelfalfi fu distrutto. Fu poi ricostruito e coronato da quattro torri, da bastioni e da solide mura, così come oggi si presenta.
Nel frattempo continuava una lunghissima discussione tra Montaione e San Miniato per la cosiddetta Selva di Camporena che ogni paese pretendeva facente parte della propria comunità. La disputa si concluse soltanto nel 1390 con i sindaci della Terra di Sanminiato che presero il possesso della Selva di Camporena, stabilirono e posero i confini, e quindi rilasciarono una porzione di detta Selva a titolo di livello perpetuo alla Comunità di Montaione.
[modifica] Il XV e XVI secolo
Sin dall'inizio del XV secolo è documentata a Montaione l'industria del vetro.
Nuove vertenze nel secolo XV si suscitarono fra Montaione e San Miniato circa la proprietà dell’oratorio di S. Vivaldo nella Selva di Camporena. La prima quando il primo di maggio del 1436, gli uficiali deputati alla custodia di detta Selva interrogarono Francesco Cola di Tonda eremita e governatore dell’oratorio di San Vivaldo, il quale asseriva che l'oratorio era nella giurisdizione del Comune di San Miniato; un'altra quando 4 anni dopo altri deputati alla custodia e difesa di detta Selva per conto del Comune di San Miniato, riconfermarono quanto già 1’eremita Fra Cola aveva deposto; un'ultima allorché i capitani della Parte Guelfa di Firenze (davanti ai quali era stato ricorso, da una parte dal Comune di Sanminiato, e dall’altra dal Comune e pievano della pieve di Montaione) con atto pubblico del 29 luglio 1445 deliberarono, che quell’oratorio posto nella Selva di Camporena spettava alla giurisdizione di San Miniato, e che allo stesso Comune apparteneva la sua proprietà, o giuspadronato.
Nel 1452 Ser Giovanni di Simone da Filicaja acquista il castello di Figline come base personale nella guerra contro Pisa (due anni dopo lo stesso sarà anche Podestà di Montaione). Da quel momento detto castello sarà chiamato Al Filicaja.
Cristoforo di Francesco del Bianco nasce a Montaione nel 1582, sarà poi segretario di Scipione Ammirato (il vecchio), autore delle "Istorie Fiorentine". Alla morte del maestro ne ereditò i beni ed il nome (Scipione Ammirato il Giovane) e ne fece pubblicare le opere. Fu dottore in teologia, segretario del Granduca anche presso la Corte di Francia; spese 14.000 scudi per ricostruire in Montaione la chiesa di S. Regolo, nella quale fu sepolto. Grazie ad un suo lascito, ogni anno si assegnavano 60 scudi a una fanciulla povera e onesta che entro 12 mesi prendesse marito. La donazione è cessata all'inizio del '900 (non si sa se per mancanza di denaro o di potenziali assegnatarie).
Nell'ottobre del 1529 le truppe di Carlo V assediano Firenze. In Valdelsa i vari castelli fiorentini si arrendono senza combattere. Castelfiorentino, San Miniato e altri sono riconquistati da Francesco Ferrucci. Mentre il Ferrucci e le truppe imperiali si fronteggiano in Valdelsa la peste scoppia anche a Montaione. Con la battaglia di Gavinana e la morte del Ferrucci Firenze si arrese alle truppe imperiali e dovette accettare il rientro dei Medici. La Valdelsa rimase in una stato di profonda desolazione per via degli eventi bellici, tanto è che il governo di Firenze sollevò da ogni spesa quelle popolazioni. Per risparmiare furono anche fuse le due podesterie di Castelfiorentino e Barbialla.
[modifica] Il XVII e XVIII secolo
Nel 1642 nasce a Firenze Vincenzo da Filicaja che qualche decennio più tardi godrà di fama e lustro come poeta. Più che a Firenze vincenzo dimorò a Montaione nella sua tenuta di Filicaja che egli chiamava vezzosamente ancora coll'antico nome di Figline.
Francesco Chiarenti nacque a Montaione nel 1766, studiò medicina e formulò un'interessante teoria sui vasi linfatici. Si occupò di agricoltura e pubblicò importanti testi, per cui fu socio delle principali accademie d'Inghilterra e di Francia. Durante l'occupazione napoleonica, fece parte del Triunvirato che governò la Toscana dal 27 novembre 1800 al 27 marzo dell'anno seguente e fu detto “dei cento giorni”. Morì nel 1828 e fu sepolto a Montaione in S. Regolo.
[modifica] I bicchierai
Sembra che nelle parti di Valdelsa si conoscesse da tempi remotissimi l’arte di lavorare il vetro con maggiore perfezione che altrove. La tradizione vuole che nel Castello di Montaione vi fossero svariate fornaci di bicchieri. E’ del 1335 la licenza a un tal Bartolo Bennati di aprire una fornace di bicchieri a Montaione. Egli si impegnava in cambio a pagare quindici lire di gabella, a non impegnare al lavoro alcun gambassino né altro nemico del comune e di vendere i bicchieri a due denari e mezzo l’uno, ovvero a mezzo denaro meno che a Gambassi. Quando nel 1389 i montaionesi si intestardirono nella lite con San Miniato per la Selva di Camporena, sembra che uno dei motivi di tanto interesse montaionese fosse proprio il legname che tale selva forniva per la produzione dei bicchieri. Nel XV secolo troviamo moltissimi bicchierai montaionesi offrire la propria arte a Firenze mentre diventano ben conosciuti i cristalli montaionesi come di alta qualità e perfezione. Addirittura nel 1738 un bando del Granduca di Toscana ordina che a Firenze “…non sia permesso ad alcun Padrone di Fornaci di Vetri di poter condurre né ammettere in tal genere di lavori se non Maestri di Montaione e loro figliuoli”. L’ultima fornace era ancora attiva a metà ‘800 ed era di proprietà del Sig. Pomponi
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